Ogni anno Radis presenta al pubblico del territorio una mostra di opere provenienti dalle collezioni della Fondazione Arte CRT e della Fondazione CRC scelte insieme all’artista a cui è affidata la commissione d’arte pubblica, con l’intento di restituirle alla visione della collettività.

La mano sinistra del buio

La mano sinistra del buio, a cura di Marta Papini, include opere di Francesco Cavaliere, Patricia Domínguez, Regina de Miguel, Aleksandra Mir, Isadora Neves Marques e Diego Perrone ed è parte della terza edizione di Radis, il progetto quadriennale di arte pubblica in Piemonte promosso e finanziato dalla Fondazione per l’Arte CRT in collaborazione con la Fondazione CRC.

La mostra prende il titolo dal celebre romanzo di fantascienza di Ursula K. Le Guin pubblicato nel 1969. La storia è ambientato sul pianeta ghiacciato Gethen, i cui abitanti non hanno un genere fisso e acquisiscono ciclicamente caratteristiche maschili o femminili solo durante brevi periodi di fertilità. Il protagonista, Genly Ai è in missione sul pianeta per conto dell’Ekumen, una federazione interplanetaria che cerca di instaurare relazioni diplomatiche con Gethen. Durante questo viaggio, Genly impara a comprendere la società getheniana e a mettere in discussione le proprie idee su genere, identità, amicizia e alterità.

La mano sinistra del buio si propone come un’indagine di ciò che risiede oltre i confini del tangibile e del classificabile: sottoterra o sottacqua, nel futuro o nel passato, nello spazio o sul nostro pianeta, la mostra esplora un modo non binario di leggere il mondo, in rapporto dialettico con la natura di Palazzo Lucerna di Rorà, un Museo Civico Archeologico cittadino in cui ogni reperto è classificato, ordinato e catalogato.

 La mostra invita a immaginare una realtà priva di definizioni rigide, un approccio non binario che abbraccia l’indefinito come spazio di conoscenza. Le opere raccontano una realtà che supera le dicotomie tra natura e cultura, conosciuto e inesplorato, umano e non umano, biologico e transgenico, e ci invitano a scoprire un mondo in cui ogni binarismo è superato. In YWY, The Android (2017), l’artista portoghese Isadora Neves Marques mette in scena un dialogo tra un androide indigeno e una piantagione di mais OGM in Brasile riflettendo sul superamento dei binarismi, sulla ricerca genetica e sulla sessualità non binaria e dimostrando l’impossibilità di distinguere i confini tra biologico e transgenico. Il calco in vetro Senza titolo (2011) di Diego Perrone reinterpreta la struttura dell’orecchio umano partendo da elaborazioni digitali e traducendole in una materia traslucida. Non riconducile per forma, dimensione o colore all’anatomia umana o animale, diventa un feticcio che guarda al tempo stesso al passato e al futuro, sfuggendo ad ogni possibile classificazione.

Regina de Miguel introduce l’indagine sulla persistenza oltre il tempo umano con la serie di acquerelli Arbustos de nervios como bosques de coral  (2021) e l’opera Audax Viator (2020). I suoi acquerelli sono popolati da olobionti, organismi multi specie nati dall’ibridazione di coralli, funghi e insetti, proponendo un’ecologia affettiva basata sulla codipendenza. In Planta, conéctame de vuelta a ti, a través del cuarzo del tiempo de vuelo del neutrón n_TOF [Oh plant, connect me back to you, through the neutron time-of-flight quartz of n_TOF} (2022), Patricia Domínguez intreccia etnobotanica sperimentale e rituali di guarigione. In un mondo sempre più dominato dalla digitalizzazione, l’artista esplora tecnologie di connessione organica e pensiero magico sostenendo l’emancipazione di tutte le specie viventi.

Sabanas II (2023), parte della serie Creature degli Abissi di Francesco Cavaliere, è una scultura in vetro soffiato di Murano che ricorda forme abissali, animali trasparenti e piante sconosciute, fuse con archetipi dell’inconscio umano. Non solo scultura, ma anche strumento sonoro: corpo che vibra, risuona e vive grazie a una composizione originale dell’artista, che si diffonde al suo interno come una linfa.

Il tema dell’esplorazione dell’ignoto trova un’ulteriore declinazione in World Map of Underworlds (2009) di Aleksandra Mir. In questo monumentale disegno a pennarello, Mir mappa minuziosamente ciò che è sotterraneo e ignoto, dando ordine a geografie invisibili.

La mostra è visitabile fino al 6 dicembre 2026 presso Palazzo Lucerna di Rorà – Museo Civico Archeologico a Bene Vagienna (CN) e comprende opere dalla collezione della Fondazione Arte CRT e della Fondazione CRC con l’intento di restituirle alla visione della collettività del territorio piemontese. Come parte dello stesso programma e in concomitanza con l’apertura della mostra, l’11 ottobre 2026 è stata inaugurata a Bene Vagienna un’opera permanente di Iván Argote, Piazza del Chafleo (2026), a cura di Marta Papini.

 

Ingresso gratuito, sabato 14:30 – 18:00; domenica: 10:00 – 12:00 e 14:30 – 18:00.