Piazza del Chafleo realizza per la prima volta un progetto che l’artista Iván Argote coltiva dal 2016.
Nel 2018, attraverso un video, l’artista aveva immaginato i molti significati del verbo “chafleare”, da lui inventato. “Chafleare” è un neologismo, la cui definizione rimane volutamente aperta: invece di installare un monumento per celebrare una figura o un evento del passato, Iván Argote trasforma “la rotonda” in una piazza intitolata a una parola nuova, destinata ad acquisire senso lentamente, a seconda di come le persone useranno questo luogo. Se ci si verrà a baciare, “chafleare” significherà baciarsi; se ci si verrà a manifestare, significherà manifestare. L’opera ribalta la logica del monumento tradizionale, che decide una volta per tutte chi e cosa ricordare, e la restituisce a chi abita e la attraversa, trasformando la piazza in una domanda aperta su come, simbolicamente e fisicamente, scegliamo di stare insieme.
Per la terza edizione di Radis, Piazza del Chafleo prende corpo a Bene Vagienna con un progetto che invita a nascondersi tra gli alberi, a condividere momenti di gioco e di riflessione e a contemplare il paesaggio circostante.
La Piazza del Chafleo è composta da tre elementi scultorei in cemento rosa: una scala monumentale che permette di contemplare il paesaggio da una nuova prospettiva; una struttura curva che ricorda i resti del vicino anfiteatro romano, concepita come un dispositivo di incontro; una fontana in cui l’acqua è presente solo se si riesce a immaginarla. Tre placche rotonde, disposte sull’erba come i tradizionali tombini, stimolano l’immaginazione, suggerendo le istruzioni per un gioco a distanza. Tre piccole iscrizioni sulle panchine – “Ti ricordi la prima volta che abbiamo chafleato qui?” – invitano ciascuno a interpretare, a modo suo, il significato del verbo “chafleare”.
Come in tutte le piazze, anche in Piazza del Chafleo ci sono i piccioni: a loro è dedicata la scultura dorata di un piccione fuori scala, che riposa con un atteggiamento rilassato tra gli alberi della piazza. Il piccione è un soggetto caro a Iván Argote, che lo ha eletto a simbolo di riscatto per ogni soggettività ai margini. In questo caso, è il primo abitante della piazza e suggerisce a chi la visita un possibile uso dei suoi dispositivi.
Tutti gli elementi che compongono la Piazza del Chafleo funzionano come il verbo inventato “chafleare”, e invitano a esplorare il potenziale dell’immaginazione come forza concreta per il cambiamento. È un intervento profondamente trasformativo, che ha molti riferimenti nella storia dell’arte e dell’architettura, come l’esperienza utopica dell’architettura radicale fiorentina, i playground progettati dallo scultore americano di origine giapponese Isamu Noguchi, e le cromie e i volumi dell’architetto messicano Luis Barragán.
Far spazio all’immaginazione nello spazio pubblico significa esercitare una forma di resistenza alle narrazioni dominanti, nello stesso modo in cui le masche di Giulia Cenci appaiono ai visitatori della radura del Chiot Rosa (Rittana), e le fantasie dei bambini hanno popolato la scuola disegnata nell’aria di Petrit Halilaj a Borgata Valdibà (Dogliani). Con l’ironia, la leggerezza e la “tenerezza radicale” che contraddistinguono la pratica di Argote, Piazza del Chafleo invita le cittadine e i cittadini a reimmaginare e risignificare lo spazio condiviso, trovando in esso un nuovo luogo di aggregazione e di comunità.
«Da quasi dieci anni lavoro all’idea di creare la “Piazza del Chafleo”, un luogo il cui nome deriva da un verbo immaginario che spero acquisisca significato attraverso l’uso dello spazio. In altre parole, è un invito a immaginare il senso di un nuovo verbo a partire dall’esperienza di una piazza. Il progetto Radis renderà possibile che questa idea diventi realtà: la Piazza del Chafleo esisterà.»
Iván Argote, settembre 2026

Ivàn Argote
Foto © Margherita Borsano
Iván Argote
Iván Argote (Bogotà, Colombia, 1983) è l’artista invitato per l’edizione di Radis 2026. Argote lavora con scultura, installazioni pubbliche, cinema, pittura e performance. Le sue opere immaginano nuovi modi di fruire e intendere lo spazio pubblico, intrecciando la critica alle ingiustizie storiche e sociali con momenti di tenerezza, umorismo e di ribellione poetica. Argote mette in discussione le narrazioni dominanti invitando il pubblico a ripensare le relazioni tra le persone, il potere e il territorio.
Ha esposto presso importanti istituzioni, tra cui il Centre Pompidou, il Palais de Tokyo, la Berlinische Galerie, il Dortmunder Kunstverein, il Museo MALBA, il Museo MAPS, lo SCAD Museum of Art e l’ASU Art Museum. Ha inoltre realizzato installazioni pubbliche presso la High Line (New York), il MASP (San Paolo), Desert X (Coachella Valley), oltre a sculture permanenti per l’Università della Sorbona (Parigi), la città di Anversa e Douala. Le sue opere sono state presentate, tra le altre, alla 60ª Biennale di Venezia (2024), alla 30ª Biennale di San Paolo (2012), alla Biennale di Lione (2024), alla Biennale di Cuenca (2023) e a quella di Salonicco (2015).
La Rotonda di Bene Vagienna
Bene Vagienna si trova nell’alta pianura cuneese, ai piedi delle Alpi Marittime e stretta tra i fiumi Stura di Demonte e Tanaro. La cittadina sorge su un territorio sollevato dal piano circostante grazie all’attività tettonica originata dal corso del Tanaro, racchiusa tra i suggestivi altipiani di Salmour e di Isola. Ha antichissime origini romane, è infatti sorta nel I secolo a.C. con la fondazione della colonia di Augusta Bagiennorum, la cui eredità millenaria si riflette ancora oggi nell’anima della città. Bene Vagienna è circondata da una campagna coltivata che sfuma verso il maestoso profilo delle Alpi, dove si scorgono piccoli agglomerati di case e cascinali.
In una zona posta a nord, sulla sommità delle antiche mura che circondavano la città, La Rotonda è una terrazza erbosa circondata da olmi secolari che sorge sopra una struttura di mattoni, la storica Ghiacciaia, un imponente pozzo sotterraneo che un tempo fungeva da frigorifero naturale per la comunità. Questa terrazza sorge a ridosso del Borgo Antico, lungo il sentiero che ricalca i bastioni medievali della città, arrivando dal maestoso Castello dei Conti Costa. Da questo punto d’ombra si gode di un’ottima vista che abbraccia il nucleo storico e tre delle frazioni benesi: Pra, Santo Stefano e San Luigi. L’intervento di Iván Argote sorgerà proprio qui: integrando la riflessione sulla memoria collettiva e il paesaggio circostante, trasformerà questo spazio in un nuovo luogo di incontro e comunità.